Cara Confindustria, sveglia!

Un allarme sull’industria italiana è arrivato la settimana scorsa da un convegno della Banca d’Italia (12-15 ottobre) e dal presidente della Repubblica (“il paese deve tornare a fare politica industriale”, 13 ottobre). Pochi giorni prima avevo tenuto una lezione magistrale a Pisa, di cui il Foglio ha dato anticipazione (“Quelli che non investono”, 11 ottobre). Nessuna replica dalla Confindustria, né dal governo che lavora al decreto sviluppo. di Riccardo Gallo Leggi Industriali avidi e confusi - Leggi “Confindustria? Solo chiacchiere e distintivo” - Leggi L’involuzione politica e consociativa della Confindustria marcegagliana - Leggi l'editoriale Crescita frenata da troppi monopoli di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera - Leggi tutti gli altri articoli
12 AGO 20
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Quelli che per mestiere dovrebbero rischiare il capitale si sono disaffezionati; oppure sono la nuova generazione, figli dei vecchi imprenditori, e non si sono ancora affezionati. “Il paese torni a fare politica industriale”. Sì, ma quale? Un barlume di ottimismo che la mia ricerca non presentava sta nel cosiddetto “Quarto capitalismo” (il primo era quello delle grandi imprese private di un tempo, il secondo era quello delle partecipazioni statali, il terzo sono i distretti e i sistemi locali di produzione). Il quarto capitalismo è fatto dalle imprese medio-grandi che, in un quadro mondiale di frammentazione del ciclo di attività, hanno saputo innovare, si sono internazionalizzate facendo shopping all’estero, hanno puntato sulle attività ad alto valore aggiunto a monte (qualità, styling) e a valle (brand, marketing, retail), hanno lasciato la manifattura a reticoli di piccole imprese. Hanno fatto tutto da sole o con le banche d’investimento, senza guida né assistenza della politica. Questo modello viene indicato come il futuro. Purtroppo sull’aggregato non pesa molto e nella mia lezione non si vedeva. Come altro effetto della crisi, oltre al quarto capitalismo e ai disaffezionati, ci sono gli imprenditori che ora si buttano in politica. Tra tutti, sono quelli che dimostrano all’atto pratico di avere più bisogno della politica. La Confindustria in questi ultimi anni (mi pare dignitosamente) ha continuato a fare il suo solito. Il problema sta nel “solito”. Forse avrebbe dovuto ideare nuovi compiti: che so io, pensare a come allargare le basi del quarto capitalismo, coltivare l’humus per gli animal spirit, etc. Invece hanno fatto il manifesto per il governo, pagine di protesta sui giornali, insomma il solito, o addirittura hanno aperto la strada a chi si butta in politica. Cari industriali, state cercando un nuovo presidente di Confindustria. Tra i nomi papabili ci sono seri esponenti del quarto capitalismo. Affascinante, ma è una contraddizione se non cambiate prima la Confindustria. Come volete che vi rappresenti a Roma proprio chi per avere successo nel suo business è andato all’estero, ignorando la politica?
Caro governo, cari ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico, state soffrendo perché dovete fare un decreto sviluppo e non avete soldi. Ma questo non è casuale, è una faccia della stessa medaglia.

Lo sviluppo non lo si fa
con la vecchia politica industriale, quella delle agevolazioni per salvare posti di lavoro. Le agevolazioni erano un pietoso indennizzo a fronte di prestazioni non fornite. Era come una corruzione. La nuova politica industriale la si fa aprendo alla concorrenza, non blindando Parmalat; organizzando il trasferimento dell’innovazione dai centri di eccellenza (e in Italia ne abbiamo molti) alle imprese di piccola dimensione; obbligando gli amministratori a cercare di convincere i soci che gli conviene lasciare gli utili nelle imprese; controllando che tutta la Pubblica amministrazione faccia domanda qualificata. Con un decreto simile i benefici sarebbero enormi, ma arriverebbero non prima delle elezioni, perciò il governo dovrebbe spiegarlo. Il paese non tornerebbe a fare (una vecchia) politica industriale, ne farebbe una nuova, purtroppo mai vista prima.
di Riccardo Gallo, Ordinario di Economia applicata, Università La Sapienza di Roma